L'ortofruttifero - Canapa

Che confusione… sarà perché è la canapa?

Gettare fumo sugli occhi” e “fare di tutta l’erba un fascio” sono i modi di dire che meglio descrivono questo momento storico, sociale e culturale quando affrontiamo l’argomento canapa.

La canapa è talmente poco conosciuta che già il suo nome è poco chiaro al grande pubblico. Mi sono trovato spesso a parlare con adulti e giovani tutti accomunati dallo stesso erroneo dubbio: pensare che la Cannabis spp. sia la droga mentre la canapa sia la pianta usata per fare la fibra o l’olio di semi. La verità è che Cannabis spp. è il nome scientifico della pianta mentre canapa è il nome comune nella lingua italiana. Ciò che distingue la canapa da terapeutica, d’abuso o industriale (light) è la tipologia di varietà di pianta presa in considerazione.
Esistono varietà che producono molto THC (il principio attivo antidolorifico/antiemetico ma anche psicotropo inserito tra i principi attivi droganti dal testo unico sugli stupefacenti) che vengono utilizzate come canapa terapeutica o talvolta come droga d’abuso, vi sono varietà che producono invece poco THC (THC<0,2%) che sono state selezionate nel tempo per fare semi, fibra, olio e quindi alimenti, carta o carburante.

Nomi diversi, tecnici o meno, per indicare la stessa pianta purtroppo sempre più stigmatizzata da tutti quei politici che vi convincono dicendovi “prima gli italiani” ma che poi fanno comprare cannabis terapeutica all’estero a caro prezzo fermando un business che, in Italia, potrebbe portare lavoro e soldi nelle casse degli italiani e dello Stato (la canapa terapeutica ad elevato contenuto in THC può essere prodotta esclusivamente dall’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze il quale purtroppo non ha una produzione sufficiente a coprire il fabbisogno dei malati che abbiamo, quindi molta cannabis terapeutica viene importata dal Regno Unito ed Olanda).
Dai politici, la confusione gnoseologica, ontologica e nominale si è poi diffusa in leggi e amministrazioni con la velocità dei virus influenzali. E’ arrivato quindi il momento di fare chiarezza: la legge 242 del 2016 consente la coltivazione di tutte le varietà di canapa industriale iscritte al registro europeo delle varietà coltivabili e ne prevede destinazioni d’uso specifiche come il florovivaismo, alimenti e cosmetici rimandando poi il coltivatore a seguire le discipline dei relativi settori. Questa legge tutela la coltivazione e non la limita a coltivatori primari o specifici quindi tutti possono coltivare varietà di canapa industriale o cannabis light ed utilizzarne o venderne i prodotti derivati purchèabbiano un contenuto di THC<0,2%.

Con l’ultima sentenza delle corti unite della cassazione ancora una volta si conferma la validità della legge 242 ma si vieta la commercializzazione di fiori di canapa, olio di fiori di canapa e tutti i diffusissimi prodotti tecnici salvo che non sia comprovata l’assenza di efficacia drogante.
Dal momento che varie relazioni scientifiche e atti giudiziari della polizia municipale dimostrano e considerano l’efficacia drogante del THC quando maggiore dello 0,5% la legalità dei prodotti a base di cannabis light non possono e non dovrebbero essere sequestrati. A supporto di questa affermazione basti vedere le sentenze dei 6 tribunali che da Genova a Catania, anche dopo la sentenza delle corti unite, hanno dissequestrato i materiali confiscati ai rivenditori di canapa light.

Una delle affermazioni più sorprendenti arriva dai seguaci del dott. Serpelloni come il procuratore capo di Parma Alfonso D’Avino che nell’ultimo maxi sequestro a danni dell’azienda EasyJoint di Luca Marola ha affermato che sia possibile concentrare la canapa con estrattori al butano raggiungendo livelli pericolosamente alti di THC. Tale affermazione è semplice e vera perché in effetti è possibile concentrare sostanze stupefacenti mediante l’utilizzo di solventi organici come il butano ma è ancora più difficile a fronte di ciò capire perché si continuino a coltivare nei giardini ortensie o si continuino a vendere nei supermercati spezie come la noce moscata.
Un semplice estrattore al butano è infatti in grado di estrarre anche sostanze psicotrope dall’ortensia o dalla noce moscata che contiene un allucinogeno potentissimo come la miristicina o dalle bucce di banana. Invece di proibire un commercio che porta benessere, il fiore di canapa, infatti non contiene solo cannabinoidi (THC/CBD) ma anche molte molecole che hanno un ruolo importante nel contrastare stati infiammatori cronici, invece di affondare un business che porta nuovi impieghi e ricerca, non sarebbe più semplice educare i cittadini al consumo di cannabis come alimento, tisana o estratto? Trattandosi inoltre di canapa light non sussiste neppure il paragone con l’auspicabile educazione all’utilizzo di droghe leggere o alcool, del quale non discuto in questa sede, perché la cannabis light non è in grado di “sballare” o di sortire effetti psicotropi.
Non sarebbe meglio spiegare ai cittadini che la canapa industriale non è una droga ma una pianta benefica capace di contribuire al loro benessere?

Marco Martinelli